Otto marzo, una giornata per riflettere

8 marzo

 

Giulia Robol e Monica Baggia

L’otto marzo, il giorno dedicato alla Donna, deve essere una giornata in cui ricordare e riflettere.
Ricordare le battaglie, i risultati comunque ottenuti e dei quali godiamo a piene mani anche noi che, per età, a quelle battaglie non abbiamo partecipato. Riflettere su quanto ancora la piena parità tra i generi non sia effettiva.
Per l’impegno che ci siamo assunte non possiamo esimerci dal capire in che cosa debba consistere il ruolo della politica nell’attuazione del principio di parità e nella sua diffusione in vista di una comune condivisione.

E’ necessario raccogliere e fare proprio il lavoro di molte donne che singolarmente, nei gruppi, nelle associazioni quotidianamente affrontano il tema della condizione femminile nella società, nella vita pubblica, in famiglia, nel mondo del lavoro. Attivarsi perchè le loro proposte siano trasferite nelle decisioni di chi ha il potere di prenderle.
In modo trasversale. Perché ogni decisione assunta sia pensata e pesata anche nel suo impatto di genere.

In questa giornata vogliamo ribadire quel che già abbiamo avuto modo di esprimere nella mozione proposta e in qualche intervento pubblico. L’esclusione del contributo delle donne al cambiamento, oggi da tutti invocato, è anacronistica. La rappresentanza in politica delle donne, che sono il 50% della popolazione, deve essere concretamente promossa al fine di realizzare una democrazia non imperfetta, ma specchio della realtà.

Le donne che oggi affrontano con successo ogni tipo di percorso scolastico, che si indirizzano verso professioni un tempo maschili con ottimi risultati, sono, invece, escluse dai luoghi in cui si decide. Il tema non è solo culturale, ma riguarda le regole, i metodi di scelta delle persone da proporre nelle competizioni elettorali. Le donne escono vincenti nelle selezioni di merito, ma sono escluse dalla cooptazione. Si obietta che le cose stanno cambiando ed in parte forse e’vero. Ma non abbastanza e non abbastanza velocemente. Non c’è il tempo di attendere che cultura e sensibilità collettiva evolvano.

E’ necessario mutare le regole anche per accelerare il cambiamento culturale.
L’unico strumento che potrà permettere l’ingresso nelle istituzioni politiche di un numero elevato di donne è l’introduzione, nella legge elettorale,della doppia preferenza, uomo-donna. E solo un aumento anche quantitativamente significativo delle donne potrà davvero essere incisivo. Ma è anche un altro il fronte sul quale dovremo impegnarci.

Le politiche di sostegno alla famiglia dovranno essere finalmente indirizzate a quest’ultima e non alla donna quale unica destinataria degli obblighi di cura. Il tema della conciliazione famiglia-lavoro, che è un altro ostacolo per le donne all’assunzione di incarichi di responsabilità, andrà affrontato da una diversa prospettiva. Non più assistenza alle donne purché si occupino di figli e genitori anziani, ma adeguati strumenti di welfare destinati a famiglie moderne, nelle quali i ruoli siano equamente ripartiti.

Per favorire, ancora una volta, un necessario cambiamento culturale. La presenza delle donne nel mondo del lavoro e delle imprese deve essere incentivata e sostenuta.
I dati diffusi dalla Banca d’Italia evidenziano come le imprese femminili in Italia, pur essendo mediamente più solide a affidabili abbiano una maggiore difficoltà di accesso al credito, con tassi di interesse più elevati rispetto ad imprese analoghe ma a conduzione maschile. La percentuale di donne non occupate è elevata rispetto agli altri paesi europei e destinata ad aumentare. Lavoro e occupazione sono tra i temi più urgenti da affrontare e sarà nostro compito vigilare che si individuino incentivi concreti, capaci di creare opportunità per i giovani e per le donne.

E dovremo farci carico di promuovere e diffondere la cultura della parità e del rispetto dell’altro a partire dall’educazione dei bambini nelle scuole e in famiglia. Perché è necessario educare al rispetto dell’altro per costruire nuove identità che si sappiano rapportare su un piano davvero paritario. Per estirpare ogni forma di violenza sulle donne e sui più deboli.

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