Abolito il patto di stabilità, le misure del governo.

dal sito http://www.ipasvi.fr.it/
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Il disegno di legge di stabilità 2016 è stato depositato al Senato.

Ecco una sintesi sulle norme a mio avviso di più diretto impatto sull’edilizia e il mercato immobiliare:

1. abolizione delle tasse sulla prima casa;

2. proroga di un anno delle detrazioni al recupero edilizio e al risparmio energetico negli edifici;

3. addio del Patto di stabilità nei Comuni che dovrebbe valere uno sblocco di investimenti nel 2016 per circa un miliardo di euro;

4. ok a Cassa Depositi e prestiti alla partecipazione del Piano Juncker (banda larga, fondi alle Pmi, infrastrutture in Ppp).

Art. 4. Dal 2016 vengono cancellate la Tasi sulla prima casa e l’Imu sui terreni agricoli (posseduti e condotti dai coltivatori diretti). Resta invece l’Imu – e mi pare corretto da un punto di vista dell’equità della tassazione – sulle prime case che siano classificate nelle categorie catastali A/1 (dimore signorili), A/8 (ville) e A/9 (castelli e palazzi di pregio).

L’effetto auspicato riguarda ovviamente una rimessa in moto dei consumi e un effetto di stimolo alla compravendite di case.

 Art. 6. Proroga bonus edilizi.
Si conferma  l’allungamento fino al 31 dicembre 2016 sia dell’ecobonus 65% – miglioramento energetico degli edifici che di quello del 50% – ristrutturazioni. Prosegue anche il bonus sull’acquisto di abitazioni interamente ristrutturate dalle imprese (se vendute entro 18 mesi dalla conclusione dei lavori).
Due le novità:  il bonus mobili  (fino a 8mila euro di spesa) per arredare le prime case; ecobonus 65% (per il solo 2016) per gli interventi sulle case popolari  di proprietà, adibiti ad edilizia residenziale pubblica.

Non viene invece cancellata l’Imu sulle case invendute dei costruttori. L’aliquota è ridotta allo 0,1% (cioè 1 per mille),  i Comuni possono azzerarla o aumentarla fino al 2,5% (scenario immutato rispetto al 2015). Le richieste di Ance e Confindustria in questo senso non sono state ascoltate.

Art. 8. Meno tasse ai professionisti.  La misura più importante è l’innalzamento della soglia per il regime forfettario: fino a 30mila euro (prima erano 15mila) si pagherà un’aliquota unica del 15 per cento. Questo regime di favore sarà potenziato ulteriormente per i piccoli studi in fase di avviamento. Entro i primi cinque anni, l’aliquota per le partite Iva sarà appena del 5 per cento.

Alla manovra, poi, sarà collegato un disegno di legge dedicato alle professioni, un vero e proprio “Jobs act” riservato agli autonomi. Tra le molte misure che conterrà, la più attesa è certamente quella che porta al 100% (dall’attuale 50%) la deducibilità delle spese di formazione, come master, corsi, conferenze entro il tetto di 10mila euro all’anno. La Rete delle professioni tecniche la chiedeva ormai da anni.

Art. 21. Art bonus. Nuova e importante attenzione ai beni culturali.   La detrazione fiscale sulle erogazioni liberali di imprese e persone fisiche introdotta nel 2014 viene stabilizzata. Lo sgravio viene reso permanente, senza alcun limite di importo per le donazioni.

Art.35. Abolizione patto di stabilità
Una grande novità auspicata da molto tempo e che certamente favorirà gli investimenti soprattutto in quei comuni, le cui risorse in cassa rimanevano bloccate per un meccanismo complesso e certamente molto limitativo. I Comuni dovranno comunque conseguire un saldo di bilancio non negativo, in termini di competenza, tra le entrate fiscali e le spese finali. Atteso lo sblocco per 676 milioni di euro netti per investimenti.

Art. 41. Partecipazione al piano Junker. Verranno aggiunti  circa 8 miliardi di euro di prestiti ai 10-11 che probabilmente la Bei riserverà ai progetti italiani. Gli investimenti complessivi si aggireranno intorno ai 30-35 miliardi di euro e riguarderanno banda larga, autostrade al Nord in Ppp, opere comunali in project financing, finanziamenti agevolati alle Pmi.

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